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“Parlare di musica e’ come ballare di architettura”

Questo celebre aforisma dell’ eclettico e geniale Frank Zappa sintetizza l’ oggettiva impossibilita’ di sovrapporre concetti e strutture verbali all’ arte dei suoni, senza rischiar d’ incorrere nel vizio dell’ impoverimento, dell’ equivoco sinestetico, dell’ incongruenza semantica. Parlare dei Quintorigo, definire la loro estetica, descrivere (magari in due righe) le loro modalita’ di approccio compositivo, il loro substrato culturale e la mixture delle loro influenze artistiche, mettere un’ etichetta al loro sound, rappresentano da sempre un arduo esercizio praticato da critici, musicologi, giornalisti, estimatori o detrattori. Esercizio di stile talvolta presuntuoso, spesso inutile, mai approdato ad una soluzione perfettamente calzante ed esaustiva.

Forse non ha senso chiedersi che genere suonano i Quintorigo, di quali maestri abbiano continuato la lezione, come possa definirsi il loro sound… Perche’ una risposta univoca e condivisa non c’e’. Forse ha piu’ senso individuare i caratteri permanenti, i vettori costanti, che da sempre improntano il modus operandi della band, per capire appieno il senso del lavoro dei quattro musicisti romagnoli e della sussistenza vivace, feconda, orgogliosa e carica d’anni della “realta’ musicale piu’ interessante ed originale del panorama musicale italiano”, come qualcuno ha azzardato. I binari su cui si muovono i Quintorigo sono tre: eclettismo, contaminazione, sperimentazione. Il primo deriva dalle esperienze formative giovanili (dal Conservatorio alle cantine, dall’ orchestra sinfonica alla cover-rock band…). La seconda e’ emanazione e rielaborazione del primo, in quanto tentativo tipicamente post-moderno di fondere l’eccellenza del passato in un nuovo linguaggio fatto d’echi e reminiscenze che suonino sorprendentemente nuove, talvolta, sembra paradossale, in netto contrasto con il passato (e con il presente). La terza e’ una inclinazione psicologica, una costante e alienante forma mentis che porta a negare cio’ che e’ stato detto o fatto, cio’ che suona scontato o “pop”, nel senso deteriore del termine. Cio’ che c’e', c’e’ gia’. E spesso non ci piace. Sperimentazione e’ ricerca di cio’ che non c’e’.

I Quintorigo cercano, inventano, sconvolgono, distruggono per ricostruire sulle rovine deframmentate dell’illustre passato, una lingua nuova fatta di suoni inascoltati, di strutture libere, di espressioni eterodosse e atmosfere stranianti. Forse ha senso conoscere e rispettare i Quintorigo per l’onesta missione che da oltre dieci anni portano avanti: fare musica diversa, senza pregiudizi di alcun tipo (storici, geografici, etnici, di genere…), senza compromessi degradanti, lontani delle logiche del mercato e dei media, motivati da un congenito e totalizzante amore per l’oggetto della loro ricerca, la musica stessa.